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Di cosa parliamo quando parliamo di ecofemminismo? Femminismo e ambiente, perché sono correlati?

Svabhu Kohli
Svabhu Kohli

 

L’emergenza climatica è una questione urgente, sempre più presente nei dibattiti, nelle proteste, nelle riforme. Con tangili effetti devastanti in tutto il mondo, possiamo affermare sia il risultato prevedibile di un sistema capitalistico fondato sullo sfruttamento delle risorse naturali e delle persone.

 

Cosa si intende per sistema capitalistico?

 

Un sistema basato sull’eccessiva produzione, la deforestazione, l’inquinamento delle falde acquifere e del suolo, l’espropriazione di terreni, la standardizzazione di sementi, per non parlare delle conseguenze sulla popolazione più povera del mondo. Se prima si parlava di cambiamento climatico come un qualcosa che non potevamo vedere, oggi possiamo renderci conto da soli, con i nostri occhi, di quanto sia in difficoltà la Terra. La situazione attuale necessita di un cambiamento! In questo articolo non mi soffermerò sull’emergenza climatica, ma vorrei dar voce a chi, attraverso una battaglia, è alla ricerca di un cambiamento. Da qui la voglia di parlare di un movimento che intreccia la lotta al sistema capitalistico con la lotta alle diseguaglianze di genere: l’ecofemminismo.

copyright Corey Torpie Photography
copyright Corey Torpie Photography

 

Cosa hanno in comune l’oppressione della donna nella società patriarcale e il dominio dell’uomo sulla natura?

 

L’ecofemminismo è una corrente del femminismo che nasce dalla connessione tra diversi movimenti sociali: quello femminista, quello pacifista e quello ecologista. L’ecofemminismo è il riconoscimento che il modello culturale ed economico occidentale si è sviluppato sfruttando le risorse naturali e le popolazioni più povere. Si è costituito e mantenuto attraverso la colonizzazione delle donne, dei popoli stranieri, delle loro terre e della natura. L'ecofemminismo sembra essere un modello di lotta e speranza contro il dominio dell’uomo sulla natura, in quanto si propone di indagare le intersezioni tra sessismo, razzismo, specismo, classismo. Alcune ecofemministe hanno sostenuto che il sistema capitalista e patriarcale metta in atto una dominazione tripla: dominio sui popoli colonizzati, sulle donne e sulle risorse naturali. Tutto questo si trova al centro delle analisi dell'ecofemminismo, che mostra l’esistenza di un nesso diretto tra l’ideologia capitalista, il patriarcato, lo sfruttamento delle persone, il degrado ambientale. Così come il patriarcato ha controllato e subordinato la donna, così il sistema capitalistico ha fatto con la natura, considerandola come un qualcosa di sua proprietà, da dover sfruttare per affermare la sua posizione di dominio.

 

Due correnti di Ecofemminismo

 

L’ecofemminismo, quindi, propone una connessione tra l'oppressione delle donne e quella della natura nella società occidentale basata sulla logica del dominio e dello sfruttamento. Attualmente esistono varie correnti ecofemministe. Tra le principali si distinguono l’ecofemminismo essenzialista con varianti spiritualiste e teologiche diffuse, ad esempio del Sud America, e l’ecofemminismo materialista o costruttivista.

 

L’ecofemminismo essenzialista

Chiamato anche classico, sosterrebbe che le donne per la loro capacità di dare la vita, siano più vicine alla natura e tendano a preservarla. Qui risulta centrale il rapporto tra donna e natura. Questa impostazione accusata di ginocentrismo ha incontrato una forte opposizione nella cosiddetta “corrente costruttivista” o materialista.

 

L’ecofemminismo materialista o costruttivista

Questa corrente respinge il legame donna-natura utilizzato proprio per legittimare la subordinazione delle donne agli uomini, portando avanti l’eredità della differenza “sesso – genere” di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa” (Il secondo sesso, 1949). L’ecofemminismo costruttivista rifiuta qualsiasi sfumatura essenzialista e assume come temi di indagine la divisione sessuale del lavoro, la distribuzione del potere e della proprietà. Il ruolo delle donne nella difesa della natura sarebbe sì importante, ma per ragioni storiche ed economiche.

 

Le origini dell'ecofemminismo

 

La letteratura attribuisce all’ecofemminismo “biografie” diverse con diversi inizi, temporali e geografici, perciò non è facile tracciarne l’inizio. Si potrebbe dire che l’ecofemminismo è un movimento sociale iniziato negli anni ‘60 grazie alle espressioni pacifiste ed antimilitariste dell’epoca; o si potrebbe pensare che la teorizzazione dell’ecofemminismo sia partita negli anni ’70 in Francia, dove è stato coniato il termine “ecofemminismo” nel 1974 da Françoise d'Eaubonne.

 

Ma le origini sono ben più antiche

Una leggenda indiana narra che trecento anni fa, molte donne della comunità Bishnoi nel Rajasthan (India), guidati da Amrita Devi, sacrificarono le proprie vite per salvare dall’abbattimento dei khejri, alberi sacri, cingendoli con le braccia. Inizia con quest’evento la storia del movimento Chipko (Chipko in hindi significa “aggrapparsi”). Nel mezzo dell’Himalaya, negli anni ’70, le donne Chipko creano il movimento Hug The Tree Movement. La difesa degli alberi avviene attraverso il proprio corpo, il quale diventa lo strumento di lotta per difendere la foresta, fonte di sostentamento della loro società. L’abbraccio delle donne di Chipko agli alberi era l’abbraccio alla vita. Il sistema di sviluppo occidentale iniziava i processi di deforestazione, desertificazione, e inquinamento dell'acqua, che portò gravi conseguenze per la popolazione e per l’ambiente. Tuttavia, le donne sapevano che la difesa dei boschi comunali di querce e di Garhwal era imprescindibile per resistere alle multinazionali straniere che minacciavano il loro modo di divere. Per le donne, il bosco era molto più di una fonte di approvvigionamento di legname che avrebbero portato un guadagno. Vi era una forte tutela verso le foreste, le quali erano considerate fonte di vita, un ambiente sano e pulito, la salvezza di un ecosistema globale. Il movimento Chipko è uno degli esempi più conosciuti dell’ecofemminismo, un dialogo tra la sostenibilità ecologica e il legame che si può instaurare con la natura.

Esperienze ecofemministe

 

La partecipazione femminile alle lotte a carattere sociale ed ecologico è stata e continua ad essere presente. A Greenham Common, nel 1981, le femministe furono in prima fila nella protesta non-violenta contro la base militare inglese in cui si stavano per ospitare armi nucleari; il movimento Chipko nel nord dell'India, di cui abbiamo parlato prima, che all'inizio degli anni settanta si oppose mediante resistenza non violenta allo sfruttamento commerciale dei boschi dell'Himalaya; la Campagna Laxmi Mukti, sempre in India, fu promossa da donne che si proponevano di conseguire l'accesso alla proprietà della terra e la promozione di un sistema di produzione agricola ecologica in opposizione al modello prettamente agro-industriale; importanti i movimenti delle donne in agricoltura, braccianti che lottano contro il caporalato o contro l’espropriazione dei terreni. Figura importante da citare è sicuramente Vandana Shiva. Tra i numerosi premi, onorificenze, l’impegno di Shiva è rivolto soprattutto alla battaglia contro gli Ogm e le multinazionali agroalimentari, e quindi allo sfruttamento dei terreni, alla standardizzazione delle sementi, promuovendo un’agricoltura biologica, equa sia per l’ambiente che per gli agricoltori. Ricordiamo poi le donne native dell’America Latina, le quali hanno iniziato ad organizzarsi per rivendicare le terre ancestrali e rifiutare i progetti delle multinazionali, rivolti solamente ad uno sfruttamento del territorio. Il Fronte delle Donne Custodi dell’Amazzonia ha denunciato le attività estrattive delle multinazionali che sono la causa scatenante di un’enorme contaminazione e dell’espulsione dei popoli nativi dalle proprie terre. La partecipazione delle donne nel movimento internazionale per la Sovranità Alimentare ha dato luogo alla Dichiarazione di Nyéléni (Mali, 2007). In questo documento, si chiede che le donne siano riconosciute come le pioniere del sapere popolare dell’agricoltura e come le custodi della biodiversità quando si occupano della conservazione e dello scambio dei semi autoctoni. Si ricorda inoltre che sono coloro che producono l’80% degli alimenti nei paesi più poveri. Ci sarebbe tanto altro da scrivere, e tante battaglie da raccontare.

 

In sintesi, possiamo considerare l’ecofemminismo come una lotta alle disuguaglianze che si intersecano. È una lotta al patriarcato, al sistema capitalistico, allo sfruttamento della natura e dei popoli. Solo attraverso l’unione di queste battaglie di possono costruire alternative al sistema che ha sempre dominato questo mondo.

 

Qualche suggerimento di buone pratiche ecofemministe per quello che riguarda l'igiene intima

 

Si stima che una donna nell’arco della sua vita utilizzi da i 3 mila ai 10 mila assorbenti e tamponi. Come ben sappiamo gli assorbenti non sono proprio una scelta sostenibile per l’ambiente e per la salute della donna. Infatti, sulle confezioni degli assorbenti non sempre è riportata la loro composizione, ma alcuni siti riportano tali SAP, Super Absorbent Powders (Polveri Super Assorbenti), ovvero polimeri chimici derivati dal petrolio che trasformano i liquidi in gel, aumentando notevolmente l’assorbenza del prodotto. Un danno non solo ambientale anche una minaccia verso il proprio benessere. Con questo non vi vuole puntare il dito verso le mestruazioni (non sono di certo una scelta) o gli assorbenti, ma esistono delle alternative pratiche, ecologiche e per tutte le tasche. Vediamo insieme quali.

 

Eco-mestruazioni è possibile?

L'intento è quello di ridurre - in maniera drastica - l’usa e getta dalla quotidianità (in questo caso della quotidianità mestruale).

 

Uno dei principali problemi ambientali riversati sulla costiera oltre i liquami, detriti e plastiche varie, sono i prodotti gettati nella toilette. Questi includono: salviette, assorbenti, applicatori dei tamponi. Basta riflettere sul fatto che ogni donna, nel corso della propria vita mestruale, consuma circa 11.000 prodotti sanitari monouso che, una volta utilizzati, finiscono anche in mare. Con circa 1.976 miliardi di donne sul pianeta in età mestruale, è incredibile l’impatto che un piccolo cambiamento può avere sull’ambiente!

 

Le Eco-mestruazioni sono una scelta etica ed ecologica a favore del pianeta, un modo semplice per ridurre drasticamente la quantità di rifiuti che produci. Come? Ecco quale suggerimento:

 

Coppetta mestruale: è una delle scelte più ecologiche perché ha il vantaggio di essere riutilizzabile, può durare anche dieci anni senza produrre smaltimenti dannosi per l’ambiente. Realizzata in silicone medicale è una concreta un’alternativa a tamponi e assorbenti, pratica, sicura e rispettosa dell’ambiente. Vuoi saperne di più? Clicca qui

 

Assorbenti e mutande lavabili: sono un’alternativa ecologica e sana che ti permetterà di vivere con serenità la tua ciclicità.I tessuti naturali e certificati a contatto con la pelle prevengono irritazioni e fastidi; il materiale esterno impermeabile ma traspirante farà si che la pelle respiri sempre evitando la creazione di un’ambiente caldo umido che favorisce l’insorgere di irritazioni o crea terreno fertile per le infezioni.

 

Assorbenti biodegradabili e compostabili: nel 2017 l’azienda italiana Intimaluna, pensando soprattutto alle giovani ragazze, ha introdotto sul mercato gli assorbenti Ecoluna: non contengono plastica e, a detta dell’azienda produttrice, non sono solo biodegradabili come in generale gli assorbenti fatti di cotone ma anche compostabili, cioè si degradano totalmente in meno di sei mesi.

Gli Ecoluna sono assorbenti in cotone biologico 100% dentro e fuori certificato ICEA. Senza profumi e ipoallergenici, non favoriscono l'insorgere di irritazioni. Con ali, giorno e notte, anche in formato salvaslip. Vuoi saperne di più? Clicca qui

 

Nota bene :) Queste alternative non devono essere un’imposizione per diventare femministe o ecologiste migliori, anche perché bisogna considerare che la scelta di prodotti per l’igiene delle donne è influenzata da fattori economici. Perciò qui non si vuole puntare il dito contro nessuno, ma credo che, per qualsiasi decisione, sia importante conoscere le alternative per poter fare scelte libere e consapevoli.

 

Bibliografia

 

  • Puleo A. H., Donne e mutamento sociale: uno sguardo ecofemminista. Intervento alla Terza Conferenza internazionale sulla Decrescita, Venezia, 19-23 settembre 2012;

  • Bianchi B., Introduzione. Ecofemminismo: il pensiero, i dibattiti, le prospettive;

  • Herrero Y., Ecofemminismo: una proposta di trasformazione per un mondo che agonizza;

  • De Lucia P., Vivir Bien con Menos Ecologia, decrescita ed ecofemminismo in Yayo Herrero

 

 

Sitografia

 

 

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