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Chi ha bisogno di un libro sulle mestruazioni?

 

Ci è stato insegnato che è buona norma, non parlare di mestruazioni in pubblico, soprattutto in presenza di parenti e amici maschi. Non è educato farlo perché mette a disagio le persone.

Una ricerca dell’Istituto AstraRicerche ed Essity, multinazionale svedese del settore igiene e salute, conferma che per il 27,4 % delle intervistate il ciclo mestruale è fonte di disagio e imbarazzo.

 

Ma è davvero “cosa normale” per le donne non poter parlare liberamente di mestruazioni? Soprattutto, non è fortemente ingiusto che un papà, compagno, amico, sia in soggezione - spesso schifato -  nel parlare di questo argomento che, per vie indirette lo riguarda comunque?

 

Proviamo a fare luce sull'argomento con il libro Il frutto della conoscenza di Liv Strömquist, pubblicato da Fandango, un’analisi documentatissima sui genitali femminili a fumetti, molto istruttiva ed estremamente divertente.

 

Antichi greci, donne preistoriche, Sigmund Freud, la Bella Addormentata, divinità indiane, libri di biologia e Stig Larsson, accompagnano l’autrice Liv Strömquist nello studio dei simboli, linguaggi e fatti, che hanno determinato la percezione del femminile, della femmina e del corpo della donna nella società. Si parla di vulva, di vagina, di mestruazioni e di sessualità, tematiche di studio fin dai tempi più remoti, ma con un importante punto di vista: QUELLO MASCHILE!

 

Perché ai maschi le mestruazioni fanno schifo? Facciamo un passo indietro

 

L'autrice mette in scena la percezione sociale dell’organo femminile, attraverso la storia e i devastanti effetti di tutte quelle teorie maschili, che hanno influenzato la sessualità femminile.

Ripercorre le opinioni di alcuni studiosi, i maldestri tentativi di descrivere i genitali; fa luce sugli equivoci, ma anche sulla necessità di sfatare certe dottrine mediche divenute cliché, luoghi comuni che hanno attraversato i secoli indenni, procurando alla donna fragilità e tormenti.

 

 

Nell'ottocento le mestruazioni iniziarono ad essere un fatto di rilievo sia medico che sociale. Il dott. Edward F.Clark nel 1874 in Sex and Education, sostenne che alle donne doveva essere proibito studiare in quanto il cervello avrebbe consumato il sangue necessario per il mestruo.

E così, con “buona pace” di donne ignoranti e uomini gloriosi, qualche anno dopo un altro medico di nome Azel Ames, in un altro saggio, incitò industrie e industriali a non assumere donne, in quanto il lavoro e la fatica avrebbero potuto compromettere il ciclo mestruale.

 

Poca istruzione, nessuna possibilità di reddito quindi nessuna emancipazione, hanno sempre più relegato le donne ad un ruolo marginale e casalingo, anche se -come fa notare Liv Strömquist nelle sue vignette- lavare i panni in un fiume gelato o sgobbare in faccende domestiche dalla mattina alla sera, non influisse affatto nella “meccanica mestruale”!

 

 

È davvero utile nel 2020 parlare di mestruazioni?

 

La risposta è si! Perché la combo donne + lavoro + discriminazione è ancora viva. Ad esempio le mestruazioni in tante zone dell’India sono ancora considerate un vero e proprio tabù e le donne nei giorni di mestruo vengono allontanate dalla vita sociale perché impure. Le donne che lavorano nelle piantagioni di canna da zucchero non devono e/o non possono perdere nemmeno una giornata di lavoro, cosa che i fastidi o le indisposizioni legati alle mestruazioni a volte possono implicare. Meglio risolvere il problema alla radice, dunque: via l’utero o via tu dal lavoro nei campi. La notizia è attuale e viene dallo stato occidentale del Maharashtra dove è stato rivelato dai media indiani che migliaia di giovani donne sono state sottoposte a procedure chirurgiche per rimuovere l’utero negli ultimi tre anni. In un numero considerevole di casi lo hanno fatto in modo da poter lavorare come raccoglitori di canna da zucchero.

 

Donne e welfare

 

In Paesi come Vietnam, Corea del Sud, Taiwan, Cina e Giappone c’è il congedo mestruale. Anche in Italia nel 2016 fu presentata una proposta simile, ma non è mai stata approvata. In Giappone, la legge che lo riconosce è stata approvata 70 anni fa, nel 1947, mentre in Italia nello stesso anno, Giovanni Leone, politico, avvocato, giurista e accademico italiano, sesto presidente della Repubblica Italiana, nel 1947 nel corso di un dibattito che ebbe luogo all'Assemblea Costituente sostenne che le donne non potevano entrare in magistratura perché per almeno alcuni giorni al mese non avrebbero avuto per motivi fisiologici la serenità e l'equilibrio necessari per giudicare. Quindici anni dopo una legge consentiva alle donne l'accesso in magistratura e (incredibile) non risulta che la loro attività sia stata (nemmeno in quei giorni) inquinata o determinata dalla loro fisiologia.

 

#curiosità Qualcuno ha mai pubblicato una ricerca in cui si evidenzia che le donne durante il mestruo sgridano troppo i figli e che per questo sarebbe meglio che fossero i padri a restare a casa con i bambini? Pare di no!

 

 

Cultura e marketing per il femminile: perché anche i contenuti pubblicitari sono importanti?

 

Un altro interessante spunto riflessivo dato da Liv Strömquist in Il frutto della conoscenza sono le parole usate nelle pubblicità degli assorbenti: “fresco, pulito, protetta”, leitmotiv ricorrenti che proiettano schiere di donne alla liberazione dalla schiavitù mestruale, considerata una vergogna.

Perché mai durante il mestruo una donna avrebbe necessità di freschezza? Questo bisogno nasce forse dal preconcetto che durante le mestruazioni si è sporche e puzzolenti?

Ai posteri l'ardua sentenza.

 

 Liv Strömquist, nata a Österlen ma trasferitasi a Malmö, è famosa per essere una conduttrice radiofonica, ed è un’attivista politica impegnata soprattutto negli affari femministi ma anche nella questione dello sviluppo del Terzo Mondo. I suoi libri sono tutti incentrati sulle battaglie che porta avanti nella vita, come la lotta per l’accoglienza degli immigrati, il femminismo, la discriminazione di genere e il sessismo.

 

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